By Nutravix

Omega-3 e resolvine, servono davvero entrambi?

Autore: D.ssa Federica Almondo
Pubblicato su: IoDOnna il 12/05/26

In farmacia stavo comprando gli omega-3 che prendo già da qualche mese, e il farmacista mi ha proposto anche le resolvine, dicendo che agiscono sull’infiammazione in modo diverso. Non ho capito perché dovrei prendere entrambi se già integro con gli omega-3. Ho detto di no, ma il dubbio è rimasto”.

Omega-3 e resolvine

Il dubbio era fondato. E il farmacista stava facendo il suo lavoro. Quando si parla di omega-3 e infiammazione, il messaggio è quasi sempre lo stesso: gli omega-3 “riducono l’infiammazione”. Questo è vero, ma incompleto.

L’infiammazione acuta non è un nemico. È una risposta precisa del corpo, necessaria per difendersi, riparare i tessuti, rispondere a uno stress. Il problema non è l’infiammazione, ma quella che non si risolve, quella silenziosa, chiamata di basso grado, che rimane attiva per mesi o anni senza dare sintomi di cui ci accorgiamo. È questa a logorare i tessuti, ad accelerare l’invecchiamento biologico, ad alimentare nel tempo le patologie cronico-degenerative.

Il corpo, quindi, ha un sistema per chiudere questo processo. Non basta che l’infiammazione si abbassi: deve essere attivamente risolta. Le resolvine lavorano in questa fase.

Cosa sono, esattamente

Le resolvine appartengono a una famiglia di molecole che la ricerca chiama mediatori pro-risolutivi specializzati, SPM in inglese. Vengono prodotte dall’organismo a partire da EPA e DHA, i due acidi grassi omega-3 più studiati. Il loro compito non è bloccare l’infiammazione all’inizio, ma segnalare al sistema immunitario che il lavoro è finito, favorire la riparazione tissutale, riportare i tessuti in equilibrio.

Allora gli omega-3 non bastano?

Dipende. In condizioni ottimali, EPA e DHA sono i precursori da cui si producono le resolvine. Ma questa conversione può diventare meno efficiente con l’età, in presenza di stress cronico, con alterazioni metaboliche, o in chi segue un’alimentazione ricca di omega-6, i grassi abbondanti negli oli vegetali raffinati e nei prodotti industriali. In queste condizioni, avere buoni livelli di omega-3 nel sangue non si traduce automaticamente in una produzione adeguata di resolvine.

Per questo i due integratori non sono ridondanti. Gli omega-3 restano la base, il substrato da cui tutto parte. Le resolvine intervengono a valle, in chi quella conversione la fa con meno efficienza.Le evidenze cliniche sull’uomo sono ancora in crescita, meno consolidate rispetto a quelle sugli omega-3. Ma il meccanismo biologico è molto solido e la direzione della ricerca è chiara.

Cosa fare

Gli omega-3 di qualità restano. Su quella base, in contesti specifici (per esempio se non si è più molto giovani…), con una valutazione personalizzata, aggiungere le resolvine può avere senso. Non è una scelta da fare da soli, ma nemmeno una trovata commerciale da ignorare. Facciamoci sempre guidare da professionisti.

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